martedì 30 luglio 2013

Gabrielle Aplin, "English Rain" - Recensione

Gabrielle Aplin - English Rain

voto: *** e 1/2

Prima di cominciare con la recensione, devo fare le mie scuse per l'enormità di tempo impiegato a pubblicare quest'ultima fatica: ero bloccata, lo ammetto.
Ma non per questa recensione in particolare ma, più in generale, per una totale mancanza di favella, nonché per una stanchezza dilagante. In ogni caso, alle buone anime che solitamente leggono queste mie poche sciocchezze, rinnovo le mie scuse.
Ma, ora cominciamo...

C'è chi la scambierebbe per una neo-Taylor Swift. Niente di più sbagliato.
A Swifty, questa Gabrielle Aplin, da il giro almeno di  quattro o cinque volte.
Ero scettica anche io all'inizio, lo ammetto, ma sono rimasta affascinata sin dal primo ascolto.
L'album in questione, scorre che è un piacere, e alla fine dell'LP mi sono ritrovata emozionata quanto basta per dirmi soddisfatta.

Gabrielle qui si cimenta con il suo primo LP completo, dopo una serie di EP pubblicati sporadicamente e abbastanza trascurabili, ad esclusione della magnifica cover "The Power Of Love" . Giovanissima, classe '92, nata e cresciuta in un paesino sperduto della campagna inglese (su Wikipedia non si trovano più di tre righe sulla sua autobiografia), pareva impossibile che potesse maturare tanto talento e invece, eccola qui.
Con un repertorio di brani piuttosto lungo per un'opera prima, la Aplin si cimenta come una giovane Joni Mitchell tra problemi di cuore, esistenziali e sentimentali più in generale.
L'album si apre con "Panic Cord", una ballata baldanzosa - da scusare il gioco di parole scemo - che è un bel biglietto da visita per la nostra. Un mix ingegnoso tra la più datata Dolly Parton e i recentissimi Of Monsters And Men.
"Keep on Walking", si conferma nuovamente come una bella rilettura di quelle che sono le sonorità neo-folk di band come i già citati Of Monsters And Men o come i The Lumineers, con quelle percussioni insistenti in sottofondo e i cori a più voci a colorare le strofe.
"Please Don't Say You Love Me" e "How do You Feel Today", non sono particolarmente brillanti e forse i brani più "infantili" dell'album, ovvero quelli che mostrano meglio la vera età di Gabrielle per contenuti poco originali e dinamiche melodiche poco complesse. Nel complesso però, risultano piacevoli e cosa non trascurabile, estremamente in linea con il resto del lavoro.
Segue "Home", che è entrata immediatamente tra i miei ascolti obbligatori giornalieri: qui la Aplin si cimenta con il concetto universale di "casa", intesa come il luogo dove fare sempre ritorno e sentirsi al sicuro. Parte in sordina, ma poi - con i sempre ben accetti cori che rinforzano la voce principale nei ritornelli - esplode sul finale, con percussioni in primo piano che abbracciano la voce eterea di Gabrielle. La stessa struttura caratterizza la canzone seguente, la più intimista e personale "Salvation"Mi piacerebbe proprio sapere chi o cosa ha ispirato una canzone tanto bella, perché quel "you are the avalanche" che apre le lyrics è proprio da pugno nello stomaco, come tutto il brano, del resto. Pochi accordi al pianoforte e la voce della Aplin amplificata che vanno ad intrecciarsi agli archi a metà brano e il boom finale, che strizza l'occhio ai tipici brani da soundtrack ad effetto. Sono tramortita, colpita e affondo.
Risalgo in superficie e torno a respirare con la dolce e folk "Ready to Question", per poi venire ributtata nelle acque più profonde ed emozionali da "The Power of Love"; delicata all'inverosimile e impossibile da associare nell'interpretazione a una ragazza tanto giovane.
"Alive", ha una magnifica introduzione e un ritmo incalzante fin dall'inizio ma ecco che si distende e si dilata nei chorus pur mantenendo costante la tensione che emerge dal testo; "No, is never your fault".
Con "Human" però si conclude il ciclo di brani memorabili dell'album che termina scemando e perdendo forza, prima con "November", che per carità non è malvagia ma è tanto al sapor di scuole medie, passando poi per "Start of Time" - di cui però apprezzo la costruzione di accordi che fanno da sottofondo per tutto il pezzo e concludendosi con la bonus track, "Take Me Away".

In conclusione, nonostante gli scivoloni qua e là, si tratta di un'opera prima ottima e pregiata, molto curata in fase di produzione soprattutto se consideriamo l'età della sua autrice.
Apprezzo la schiettezza che Gabrielle mette nei suoi brani, creando picchi emozionali di intensità quasi insostenibili, abbinando il tutto a brani piacevoli, adatti a tenere compagnia durante viaggi lunghi.
Una voce giovane e delicata, mai fuori dalle righe - sempre composta e poco costruita - che sposa pienamente il genere che Gabrielle ha scelto di suonare: un bel mash-up tra folk contemporaneo, coutry e cantautorato.
Nella speranza che Gabrielle possa solo migliorare con il passare degli anni, un po' come il buon vino, per il momento va promossa con ottimi voti.

Hope Valentine.

giovedì 20 giugno 2013

"1Q84" di Murakami Haruki - Recensione

"1Q84" - Front cover dell'edizione Giapponese dei libri 1,2 e 3
 voto: **** e 1/2

Prima o poi arriva nella carriera di un artista quell'opera che è la summa di tutto ciò che ha prodotto in precedenza. E di tutto ciò che arriverà poi.
Per Murakami-sama "1Q84", è tutto questo e molto di più.
Sarà difficile per me riuscire a sintetizzare il giudizio su un'opera di tale portata (basti pensare che in tre libri, superiamo un totale di mille pagine), per contenuti e intreccio estremamente complessi.
Impossibile essere imparziale, ma per questo non sono affatto preoccupata; una volta assimilata la lezione che questa storia insegna, non pensi più da un punto di vista oggettivo.

"1Q84", si sviluppa in tre libri (aprile-settembre/ottobre-dicembre), e viene narrato seguendo le vicende alterne di Aomame - istruttrice di educazione fisica per un club di ricchi a tempo pieno e assassina di uomini che usano violenza alle donne, quando necessario - e Tengo, insegnante part-time in una scuola preparatoria, ex prodigio della matematica e romanziere a tempo perso. Il motore della storia è il romanzo "La Crisalide d'Aria", scritto dall'affascinante quanto taciturna diciassettenne Fukada Eriko, che utilizza il nom de plume Fukaeri. Tengo viene trascinato nel progetto dal suo editor - l'anticonformista Komatsu - diventando il Ghost Writer del romanzo e completando la stessa Fukaeri là dove ci sono lacune di scrittura ed elaborazione del testo, nonché caratterialmente. Aomame nel frattempo viene coinvolta in una serie di eventi straordinari che la porteranno ad accorgersi piano piano di non trovarsi più nel 1984, anno in cui la storia all'inizio è ambientata, ma in uno spazio-temporale che lei ribattezza 1Q84; un mondo dove tutto è possibile che ha sostituito quello precedente e dove le normali leggi metafisiche si mescolano all'onirico e all'impossibile. Dove in cielo, stanno sospese due lune; una è grande mentre la "figlia" è piccola, verde e dalla superfice bitorzoluta.
Più la storia prosegue, più Aomame e Tengo - che sono legati dal filo rosso del destino e mai si sono dimenticati nonostante si siano incontrati una sola volta in vent'anni - si avvicinano e le loro strade cominciano a intrecciarsi sempre di più. Le loro sorti si mescoleranno a quelle di una setta religiosa chiamata Sakigake che opera in modo sotterraneo e poco pulito, e a quelle di un investigatore privato che si mette sulle loro tracce ma che si ritroverà ad affrontare qualcosa di troppo grande, Ushikawa.

Il lettore incontrerà una moltitudine di personaggi ben definiti o solo abbozzati ma che fanno da cornice perfetta a una realtà composta da sogni.
Una realtà che affronta le vecchie tematiche care a Murakami e che qui vengono riproposte tutte; c'è il meta-libro e la creazione del romanzo. C'è il rapporto con il sesso e il rapporto tra uomo e donna fatto di puro piacere carnale, passione o violenza.
Il "bene" e il "male" che non sono mai netti; sono solo un equilibrio precario su cui il mondo poggia e all'essere umano non è data altra possibilità se non quella di coesistere con questi concetti tanto astratti quanto reali, qui rappresentati appieno da quelle figure simil-mitologiche che sono i Little People.
La realtà dentro al sogno o viceversa qui permea ogni pagina. L'amore incondizionato e vero che piega i mondi pur di realizzarsi. Ma anche l'amore del tutto eccezionale per il ritmo delle parole e della narrazione stessa.
Io sono riuscita anche a scorgere una critica alla società moderna non troppo nascosta e nemmeno infilata a caso sul finale a mo' di morale; la società è cieca e menefreghista. A pochissimi viene data l'opportunità di venire a conoscenza della verità e di ciò che si cela dietro il velo di Maya. Quelle poche persone, sono coloro che riescono a scorgere le due lune in cielo mentre queste rimangono invisibili a tutti gli altri.

Mi rendo conto che Murakami non è uno scrittore per tutti; chi desidera, per esempio, una spiegazione a ciò che accade pagina per pagina può rinunciare fin da subito a prendere in mano questo libro.
Fatevi un favore: risparmiate i soldi.
A chi non sente il bisogno di una spiegazione spiccia propinata per quietare gli animi, allora potrà trovare la lettura interessante.
Se riuscirà a farsi trascinare dal ritmo a volte incalzante, a volte esageratamente rallentato, del romanzo - non si pentirà una volta arrivato alla fine.

Già, la fine.
Quel finale maledetto che ha lasciato delusi in tantissimi e il cui ritmo al ralenty ha fatto saltare i nervi ai più; abbandonate ogni speranza di una lettura "normale", fin dalle prime righe del libro terzo.
La normalità viene abbandonata completamente proprio in finalità del soggetto narrato e delle tematiche. Non c'è niente di vero o reale ma solo qualcosa di simile al reale.
Perché è dell'anno 1Q84 che il libro parla.
Potrà mai esserci una spiegazione logica per un anno mai esistito e che porta nella sigla la "Q" di question mark?